giovedì 21 maggio 2009

Si, io ero così

Ero così negli anni fine 70-80.
Contenta di scendere in piazza a fianco di altre donne per rivendicare la nostra libertà.
Libertà di essere donne. Di essere diverse ma con gli stessi diritti.
Mi è servita molto questa esperienza.
Innanzitutto ho lottato per tutte le donne e sono orgogliosa di questo.
Ho lottato contro la guerra, per gli operai, per gli studenti.
Poi mi è servita come esperienza, e mi ha formata, formata nella mente.
Ho la mente libera da tutto il ciarpame che arriva in TV, ho capacità critica, mi sono conquistata la libertà di essere me stessa e donna, insieme ad altre donne e ad altri uomini.
Questa mentalità ora mi permette di sentirmi persona fra altre persone senza guardare il colore della pelle.
E se non guardo il colore della pelle non guardo nemmeno la religione.
Se uno o una di qualsiasi religione mi contesta qualche cosa sulle mie libertà individuali che mi sono conquistata in quelle piazze io gli strappo la lingua.
Proprio come avrei fatto con quelle persone che mi contestavano la minigonna. Se appartiene ad un'altra religione per me non c'è differenza, io sono laica anche per chi professa altre fedi.
Questo è per me un comportamento antirazzista.
Chiara

6 commenti:

  1. Ciao Chiara, pienamente d'accordo con te su quanto espliciti in questo post.
    Anni difficili, ma intensi.
    Permeati da forti e, per me, ancora giusti ideali che oggi, troppo superficialmente, e con studiata astuzia depistatoria,vengono bollati come anacronistici ed obsoleti.
    I nostri stessi figli troppo facilmente dimenticano, o ignorano, che quei diritti, quelle libertà, per loro assolutamente logiche ed indiscutibili, sono il risultato delle lotte portate avanti dalla nostra generazione.
    Una generazione che di sicuro meriterebbe riconoscimenti più grandi per le importanti vittorie acquisite, piuttosto che essere quasi sempre ricordate per gli obiettivi mancati.
    Una generazione che meriterebbe maggior rispetto.
    Marilena

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  2. Grazie Marilena per la solidarietà. Questo post è nato proprio da una discussione avuta sul lavoro ieri, ci ho pensato tutta la sera e mi è venuta voglia di buttarci giu queste mie considerazioni.
    Chi parla di fallimenti sono persone che in quei anni stava alla finestra a guardare noi in piazza e magari criticarci.
    Chi invece non c'era si è trovato tutto fatto e magari, indotto dalle idee dei nostri giorni, pronto a smontare tutto.
    Ho parlato anche di razzismo, alla mia maniera, da donna che crede nel valore delle persone. Io tratto tutti allo stesso modo , come manno a quer paese un italiano manno a quer paese er musulmano che mi critica perchè ho la camicetta un pò aperta.
    Perchè faccio valere la mia libertà di essere donna. Soltanto per quello.
    Un abbraccio Marilè.
    PS
    Oggi sto in ferie!!Devo rassettà a casa! ammazza che conquista! ehhehehe

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  3. Concordo pienamente con il tuo punto di vista. L'antirazzismo è anche questo.

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  4. Grazie Lorenzo, trattando tutti allo stesso modo è segno di rispetto.

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  5. Hai ragione nell'ultima parte,condivido. Non discuto le tue scelte giovanili, anche se erano opposte alle mie. Ma ti voglio chiedere, e non è una domanda banale, il terrorismo comunista è forse arrivato da Marte? Ricordi che non si poteva entrare a scuola? Forse tu eri fra chi la occupava, e rispetto la tua idea, ma perchè impedire a me e a chi voleva seguire le lezioni di entrare a scuola??
    Guarda che è nata da lì la mia "rabbia" contro i comunisti

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  6. E' proprio pè sto commento che me sono incazzata e t'ho risposto in malo modo sopra. Qui manco te do retta!

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